Meditazioni sulle possibilità e sui bivi

Maggio 25, 2008

Ci ripenso …

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Guido, Luca. Nomi ascoltati di passaggio in aeroporto mentre la vista spaziava oltre la parete di vetro, a immaginare il tepore primaverile di un pomeriggio di maggio.

Vite perpendicolari alle nostre: più semplici, più allegre, più spontanee. Stanno corteggiando con alterna fortuna tre ragazze nordiche, giovani hostess pronte a ripartire, a lasciare quelle voci lombarde e dimenticare quegli sguardi per un tempo imprecisato.

Normale: sono cose che capitano nella vita.

 

Origliare le storie degli altri, fingendo di ignorare le nostre è un segno dello stato di moderata depressione in cui stazioniamo da tempo. Vivere le vite degli altri per evitare di pensare alla propria è un’occupazione comune e arricchente per chi scrive, una condizione essenziale per chi legge. Il lettore legge sempre sé stesso, ma è un atto involontario; mentre lo fa, pensa di leggere altro.

 

Una cosa curiosa e indicativa di quanto K. mi conosca bene è che sapesse perfettamente e ab initio quale rischio stessimo correndo, introducendo lei nella nostra vita. Mi onora supporre che una persona sappia tanto di me, ma mi sorprende anche la conoscenza precisa delle mie preferenze.

 

Lavoro a volte su progetti che si propongono di aumentare la consapevolezza dei cittadini rispetto a eventi incerti, a possibilità per gestire le quali esistono misure infrastrutturali e comportamentali (hard & soft) che tuttavia non necessariamente scongiurano il disastro.

 

Chissà quali tecniche metterà in atto lei.

 

La riflessione nasceva da una constatazione elementare: K. mi aveva preannunciato che avrebbe fatto in modo di limitare le occasioni di incontro tra me e lei. Temeva la mia debolezza, dimostrando di possedere un’informazione completa circa le mie attitudini comportamentali e i miei gusti in tema di donne.

 

“È la fede delle femmine/

 Come l’araba fenice/

 che vi sia ciascun lo dice/

dove sia nessun lo sa”

 

O mi adorano, o sono loro indifferente.

La prossima volta mi dedicherò a una riflessione sull’arte del seduttore. Del Johannes kierkegaardiano.

Maggio 13, 2008

A sera fatta e finita

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Siamo tutti coscienti di quello che è successo.

Forse avevo compreso la gravità della situazione solo fino a un certo punto. La speranza potrebbe risiedere nell’amore non condiviso – benché qualcuno (che il mio mezzo lettore potrebbe cercare di identificare) suggerisse che amore non condiviso e amore siano perfetti sinonimi, per alcuni.

“… nell’amore non condiviso (…) della felicità non si può assaporare niente più di quel simulacro che mi era stato offerto in uno di quei momenti irripetibili nei quali la bontà d’una donna, o il suo capriccio, o il caso, fanno aderire ai nostri desideri, con una coincidenza perfetta, le stesse parole, gli stessi gesti che se fossimo realmente amati”

E concludendo, sempre con l’anonimo:

“… per evitare che l’indomani infliggesse una smentita alla finzione, non cercare di ottenere un favore di più in aggiunta a quello che dovevo all’artificio di un minuto eccezionale

Vi è un solo libro al mondo la cui densità in termini di verità sentimentali è tanto sconvolgente. Quello da cui traggo le riflessioni di questa sera. Chi mi conosce non sbaglierà.

Sul far della sera

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Emozionarsi per un bacio di saluto.

Come a quindici anni.

Le ore del mattino

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Anche questa mattina, fortunatamente, non ho visto l’alba.

Niente turba il mio riposo: sono i risvegli a diventare problematici. Si insinua un pensiero, un’immagine, un colore, una sensazione che riconduce la memoria (un nulla generato da concomitanze di fatti e sensazioni, volendo offendere un pensiero molto più esatto) a quei momenti di pura felicità che l’annebbiamento sentimentale è in grado di produrre.

La mancanza di reciprocità potrebbe costituire un problema (forse: una soluzione)?

Osservo a latere che, in passato, questa costante non ha mai semplificato le cose.

Maggio 12, 2008

Distanze

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Sono bastate poche ore e poche centinaia di chilometri a rendere tutto più tollerabile.

Le ultime parole famose.

Però le affinità elettive sono veramente una costante della mia esistenza, benché non abbia mai avuto modo di trovare soddisfazione dal seguirle. O meglio le mie presunte affini, per una ragione o per l’altra, hanno sempre preferito la ricchezza che deriverebbe dalla diversità.

Io sono decisamente contro la biodiversità e amo fasciare ordinatamente l’erba: maggiorana con maggiorana, timo con timo, gramigna con gramigna. Però spesso accade che timo e maggiorana insieme diano aromi inattesi, mentre troppa maggiorana tutta insieme potrebbe diventare stucchevole.

Mi sono convinto infine anch’io che la ricerca dell’uguale avrebbe continuato a essere infruttuosa. E se avessi trovato l’identità sarebbe finita male; io, in realtà, formalmente mi detesto; mi tollero solo per abitudine.

È anche vero che il caso di incappare proprio nell’uguaglianza è quanto meno raro. E che con ogni probabilità sarei finito con l’incappare nel simile – che poi è qualcuno con cui parlare, confrontarti, disperarti.

E soprattutto qualcuno a cui sveli le tue debolezze senza preoccuparti di recitare la tua parte.

Le ragioni di un blog …

Archiviato in: personale — Tag:, , , , , , , — leaffinitaelettive @ 8:38 pm

Pensiero I.

Una persona ti piace e basta. Quando riesci a giustificare razionalmente una tensione affettiva, stai sicuramente bluffando. Allo stesso modo, quando rinunci a una relazione sulla base di una scelta razionale è perché la relazione in questione non vale (più) niente sul piano affettivo.

Pensiero II.

È successo l’imprevedibile. È la regola, ma avrei preferito rimanere l’eccezione.

Pensiero III.

Non volevo che succedesse: avrei voluto evitarlo con tutte le mie forze. E ne ho spese parecchie.

Pensiero IV.

Purtroppo non è bastato. La volontà e l’intelletto distingueranno pure l’uomo dalla bestia, ma la vita vegetativa sarebbe preferibile anche se piuttosto monotona.

Pensiero V.

In questo momento sono in un’impasse. Non voglio scartare: è come se dovessi scegliere tra un poker certo e una scala impossibile. A poker è difficile che si rinunci a quello per questa. Gli adúnata sono la rovina del genere umano.

Pensiero VI.

La corrispondenza di amorosi sensi è una questione biochimica, forse. Le affinità elettive hanno solo valore letterario. Eppure se Goethe e Laclos avessero scritto a quattro mani…

Pensiero VII.

Storicamente la mia credulità nelle affinità elettive è sempre stata causa di delusioni abnormi. Le mie aspettative sono adattive. Ma quel genere di aspettativa non funziona nemmeno in teoria economica.

Pensiero VIII.

Se sapessi che lei prova per me ciò che io provo per lei, la situazione precipiterebbe.

Mi verrebbe inevitabilmente voglia di dichiararmi, anche se questa volta ci sarebbero dei problemi.

Pensiero IX.

Se mi dichiarassi, sarebbe la fine, in ogni caso.

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