Sono bastate poche ore e poche centinaia di chilometri a rendere tutto più tollerabile.
Le ultime parole famose.
Però le affinità elettive sono veramente una costante della mia esistenza, benché non abbia mai avuto modo di trovare soddisfazione dal seguirle. O meglio le mie presunte affini, per una ragione o per l’altra, hanno sempre preferito la ricchezza che deriverebbe dalla diversità.
Io sono decisamente contro la biodiversità e amo fasciare ordinatamente l’erba: maggiorana con maggiorana, timo con timo, gramigna con gramigna. Però spesso accade che timo e maggiorana insieme diano aromi inattesi, mentre troppa maggiorana tutta insieme potrebbe diventare stucchevole.
Mi sono convinto infine anch’io che la ricerca dell’uguale avrebbe continuato a essere infruttuosa. E se avessi trovato l’identità sarebbe finita male; io, in realtà, formalmente mi detesto; mi tollero solo per abitudine.
È anche vero che il caso di incappare proprio nell’uguaglianza è quanto meno raro. E che con ogni probabilità sarei finito con l’incappare nel simile – che poi è qualcuno con cui parlare, confrontarti, disperarti.
E soprattutto qualcuno a cui sveli le tue debolezze senza preoccuparti di recitare la tua parte.